NUCLEUS - WE'LL TALK ABOUT IT LATER vertigo 6360 027 LP 1971 UK 1st pressing
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May 20, 2018 Sold Date
Aug 12, 2017 Start Date
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Description

LA SUPERIORITA' DELLA MUSICA SU VINILE E' ANCOR OGGI SANCITA, NOTORIA ED EVIDENTE. NON TANTO DA UN PUNTO DI VISTA DI RESA, QUALITA' E PULIZIA DEL SUONO, TANTOMENO DA QUELLO DEL RIMPIANTO RETROSPETTIVO E NOSTALGICO , MA SOPRATTUTTO DA QUELLO PIU' PALPABILE ED INOPPUGNABILE DELL' ESSENZA, DELL' ANIMA E DELLA SUBLIMAZIONE CREATIVA. IL DISCO IN VINILE HA PULSAZIONE ARTISTICA, PASSIONE ARMONICA E SPLENDORE GRAFICO , E' PIACEVOLE DA OSSERVARE E DA TENERE IN MANO, RISPLENDE, PROFUMA E VIBRA DI VITA, DI EMOZIONE E  DI SENSIBILITA'. E' TUTTO QUELLO CHE NON E' E NON POTRA' MAI ESSERE IL CD, CHE AL CONTRARIO E' SOLO UN OGGETTO MERAMENTE COMMERCIALE, POVERO, ARIDO, CINICO, STERILE ED ORWELLIANO,  UNA DEGENERAZIONE INDUSTRIALE SCHIZOFRENICA E NECROFILA, LA DESOLANTE SOLUZIONE FINALE DELL' AVIDITA' DEL MERCATO E DELL' ARROGANZA DEI DISCOGRAFICI . 

NUCLEUS We'll talk about it later      
Disco LP 33 giri , 1971, vertigo, 6360027, United Kingdom , first pressing , gimmick gatefold cover  / copertina apribile con finestrella rettangolare sagomata sulla foto della parte interna destra,  swirl label / etichetta a spirale 
il virtuoso e scrupoloso ensemble prog-jazz di Ian Carr applica anche nella musica la filosofia suprema e l' etica assoluta del "Te lo dico dopo" : mai risposte nè scelte neppure decisioni e quanto meno accordi affrettati ed impulsivi, ma tutto rigorosamente ponderato, vagliato, soppesato, sperimentato e ruminato in lunghissime ed interminabili nottate ad esprimere eccezionali performances ed eccessive perentorietà ad esclusivo beneficio della sacra causa del perfezionare la grammatica e la sintassi delle note, dei ritmi, delle armonie e anche della digestione di quello che purtroppo torna su dopo qualche ora o addirittura anche il giorno dopo
CONDIZIONI OTTIME, vinyl ex++ , cover ex+
Catalogo: 6360 027 Data di pubblicazione: 1971 Matrici / etchings / run out groove numbers : 6360 027 1 Y // 1 420 1 3  -  6360 027 2 Y // 1 420 1 1 Supporto:vinile 33 giri Tipo audio: stereo Dimensioni: 30 cm. Facciate: 2 Gatefold gimmick cover  / copertina apribile con finestra sagomata, swirl label / etichetta a spirale , white paper inner sleeve

Track listing

Side A
1. Song For The Bearded Lady 
2. Sun Child  
3. Lullaby For A Lonely Child
4. We'll Talk About It Later 

Side B
1. Oasis 
2. Ballad of Joe Pimp 
3. Easter 1916 

Musicians
- Ian Carr / trumpet, flugelhorn
- Brian Smith / tenor & soprano saxes, flute
- Karl Jenkins / piano, Hohner Electra piano, oboe, baritone sax
- Chris Spedding / guitars, bouzouki, vocals (6)
- Jeff Clyne / acoustic & electric bass
- John Marshall / drums, percussion

Nucleus sono stati una band inglese, attiva con alternanza di formazione dal 1969 al 1985. È considerata una dei principali esponenti del jazz-rock.

Sono ricordati per aver vinto, nel 1969, il primo premio al Montreux Jazz Festival, e per aver suonato al Newport Jazz Festival e al jazz club Village Gate.

Guidati da Ian Carr, sono una delle formazioni più rispettate nella scena jazz britannica.


Nucleus sono stati una band inglese, attiva con alternanza di formazione dal 1969 al 1985. È considerata una dei principali esponenti del jazz-rock.

Sono ricordati per aver vinto, nel 1969, il primo premio al Montreux Jazz Festival, e per aver suonato al Newport Jazz Festival e al jazz club Village Gate.

Guidati da Ian Carr, sono una delle formazioni più rispettate nella scena jazz britannica.


A seguire - senza fini commerciali (che sarebbero assolutamente pleonastici) ma solo divulgativi - ecco la recensione del signor Hetzer tratta da     :

www.debaser.it/nucleus/well-talk-about-it-later/recensione


Certa musica parla un linguaggio strano, senza significanti ben definiti e con referenti che è il nostro inconscio a stabilire; certa musica solletica il cervello, lo punta verso una direzione che non possiamo nemmeno identificare, lo tuffa in una vertigine che, ben lungi dall'essere caotica, è in realtà una costruzione architettata al millimetro. Qualcosa che ci arricchisce.

"We'll Talk About It Later" è un esempio di quella certa musica. Musica per i neuroni. Un album che l'ensemble riunito intorno a Carr registra in una manciata di giorni sotto l'influsso della vittoria al Festival Jazz di Montreaux. In quell'occasione i Nucleus avevano suonato un set di venti minuti trascinato da vari temi tutti diversi e concatenati, qualcosa che già era nelle loro corde già dal disco di esordio. E infatti nel loro secondo lavoro (presentato da un'altra bellissima cover, stavolta targata Roger Dean) le composizioni si dilatano, assumono una dinamicità e una spinta nuova e del tutto inaspettata, molto più colorata rispetto alla sobrietà e ai toni dimessi di "Elastic Rock". Cosa più importante, i nostri qui sono una vera band, un gruppo solido (e purtroppo effimero) che ruota soprattutto intorno al pirotecnico asse Jenkins - Spedding. Prendiamo "Song For The Bearded Lady": un inizio che già mette le sinapsi sull'attenti, un pezzo unico, partorito dall'oboista ma partecipato da tutti con un'energia quasi estatica. E' trascinante, riflessivo, metodico, vivo in tutto e per tutto.

La caratteristica di "We'll Talk" è proprio questa sua vitalità cangiante, cerebrale eppure diretta, complessa eppure perfettamente equilibrata: in questo senso i solismi non sono mai fine a sé stessi, ma sono cullati, motivati, come nella solidissima "Sun Child", guidata dall'oboe, che tra l'altro fa emergere la polipesca e raffinata abilità di John Marshall, uno che dietro alle pelli fa quello che vuole. A conferma del fatto che nella categoria del jazz-rock i Nucleus ci stanno proprio stretti c'è il tocco esotico e delicato di "Lullaby For a Lonely Child" : retto dai fiati di Carr e Brian Smith, ciò che lo caratterizza maggiormente è però il sorprendente bouzouki (una specie di banjo alla greca) suonato da Spedding, che ci accarezza la coscienza con ficcante gentilezza. E poi ancora energia pulsante nelle title track, dove in prima linea è ancora Spedding, che non ha l'esplosività tecnica di Allan Holdsworth ma ha un gusto per le cesellature e le finezza ritmiche che ci fa crollare in ginocchio inebriati. I poderosi botta e risposta tra lui e Jenkins cementati da Marshall sono vera manna per le orecchie e per ciò che ci sta in mezzo, e manna sono gli sperimentalismi ritmici e atmosferici di "Oasis", quasi dieci minuti di racconto mentale, ipnosi in cui il suono rotondo della tromba si incrocia con lo strillo dell'oboe. Ma abbiamo anche la freschezza, l'agilità e l'apparente cialtroneria di "Ballad Of Joe Pimp", uno dei pochissimi brani cantati della band, sbalorditivo omaggio e "giù il cappello" per il baffo Frank e il suo pappone di "Hot Rats". Credo che la voce sia di Spedding (già cantante su "Mantle Piece" del progetto Battered Ornaments) che si esibisce anche in "controcanti" con chitarre sovraincise  e wah-wah.

Il finale è corale, figlio maggiore di "Battle of Boogaloo", rutilante e poderoso. "Easter 1916", ispirata ai moti irlandesi di quell'anno, è una vera e propria maratona, e come tale ha la sua vita e la sua progressione: tutti in pista al via, lanciati in un'improvvisazione all'inizio guidata, poi sciolta e fiammante, c'è anche una voce roca e particolare che diviene strumento essa stessa. Poi pian piano si delineano le posizioni, e gli strumenti scivolano lontano; prima lascia la voce, poi la chitarra, il basso, alla fine i duellanti rimangono in due, sax e batteria, a rincorrersi, cercarsi, sfidarsi ed evitarsi. La spunta Marshall, suo il proscenio, quaranta secondi di lucida foga batteristica, rullata e stop.

Questo liquido sonoro è linfa per i cervelli attenti; un disco unico che si riscopre, e vi riscopre, ogni volta. Non posso garantire i miracoli, ma il suo ascolto può essere anche capace di cambiarvi una giornata. In cosa non so dirlo, ma di sicuro in meglio.




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