Spooky Tooth / Pierre Henry CEREMONY An Electronic Mass island 849 512 LP 33 IT
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Mar 12, 2018 Sold Date
Sep 17, 2017 Start Date
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Description

<div style="text-align:center"><img src="http://ti2.auctiva.com/sw/java.gif" border="0"><br><table align="center"><tr><td><a style="text-decoration:none" href="http://store.auctiva.com/endrucomics"><img src="http://ti2.auctiva.com/sw/images.gif" border="0"></a></td><td height="27px" valign="middle" align="center"><font face="arial" size="2"><b><a href="http://store.auctiva.com/endrucomics">endrucomics</a> Store</b></font></td></tr></table></div>

<img src="http://ti2.auctiva.com/web/aswCredit.gif" border="0"><br><a href="http://www.auctiva.com?how=scLnk0" target="_blank"><img src="http://ti2.auctiva.com/images/sc1line0.gif" border="0"></a> PREMESSA: LA SUPERIORITA' DELLA MUSICA SU VINILE E' ANCOR OGGI SANCITA, NOTORIA ED EVIDENTE. NON TANTO DA UN PUNTO DI VISTA DI RESA, QUALITA' E PULIZIA DEL SUONO, TANTOMENO DA QUELLO DEL RIMPIANTO RETROSPETTIVO E NOSTALGICO , MA SOPRATTUTTO DA QUELLO PIU' PALPABILE ED INOPPUGNABILE DELL' ESSENZA, DELL' ANIMA E DELLA SUBLIMAZIONE CREATIVA. IL DISCO IN VINILE HA PULSAZIONE ARTISTICA, PASSIONE ARMONICA E SPLENDORE GRAFICO , E' PIACEVOLE DA OSSERVARE E DA TENERE IN MANO, RISPLENDE, PROFUMA E VIBRA DI VITA, DI EMOZIONE E  DI SENSIBILITA'. E' TUTTO QUELLO CHE NON E' E NON POTRA' MAI ESSERE IL CD, CHE AL CONTRARIO E' SOLO UN OGGETTO MERAMENTE COMMERCIALE, POVERO, ARIDO, CINICO, STERILE ED ORWELLIANO,  UNA DEGENERAZIONE INDUSTRIALE SCHIZOFRENICA E NECROFILA, LA DESOLANTE SOLUZIONE FINALE DELL' AVIDITA' DEL MERCATO E DELL' ARROGANZA DEI DISCOGRAFICI .

CEREMONY
an electronic mass Messe Environnement
written By Pierre Henry and Gary Wright performed by SPOOKY TOOTH featuring PIERRE HENRY


Disco LP 33 giri , 1970,  island records / dischi ricordi ,stereo 849512 , pink label, laminated front cover / copertina frontale laminata, 1st press, Italia

BUONISSIME CONDIZIONI, vinyl vg++ , cover vg++.
La leggendaria e fragorosa messa rock cantata e suonata con cui gli Spooky Tooth hanno offerto in totale sacrificio la loro promettente carriera devastata e distrutta nell' olocausto armonico e religioso scatenato dall' apocalittico synth-moog manovrato dall' implacabile pioniere del sound eretico ed elettronico Pierre Henry 

Ceremony is a 1969 album by progressive UK rock band Spooky Tooth in collaboration with French electronic and "found-object" composer Pierre Henry. The album takes the form of a church service. A Pierre Henry-free version of the closing track "Hosanna" with different lyrics appears on 2015 Universal release The Island Years 1967–1974 under the title "When I Get Home". The release also includes an alternate take of "Have Mercy" (also without Henry) and a session outtake titled "Shine a Light on Me".

The album is considered by singer and songwriter Gary Wright to have ended the band's career. "Then we did a project that wasn't our album. It was with this French electronic music composer named Pierre Henry. We just told the label, 'You know this is his album, not our album. We'll play on it just like musicians.' And then when the album was finished, they said, 'Oh no no — it's great. We're gonna release this as your next album.' We said, 'You can't do that. It doesn't have anything to do with the direction of Spooky Two and it will ruin our career.' And that's exactly what happened."

  • Etichetta:  ISLAND Records
  • Catalogo: Stereo 849 512
  • Matrici : 849512 - 1Y 60210 520 / 849512 - 2Y 60210 520
  • Data di pubblicazione: 1970
  • Supporto:vinile 33 giri
  • Tipo audio: stereo
  • Dimensioni: 30 cm.
  • Facciate: 2
  • Copertina frontale laminata / laminated front cover , pink label, white paper inner sleeve

Tracce

  • Lato A
  1. "Have Mercy"
  2. "Jubilation" 
  3. "Confession" 
  • Lato B
  1. "Prayer" 
  2. "Offering"
  3. "Hosanna" 


Personnel

  • Pierre Henry – synthesizer, electronics
  • Mike Harrison – vocals, keyboards
  • Gary Wright – vocals, electronic organ, keyboards
  • Luther Grosvenor – guitars
  • Andy Leigh – bass, guitar
  • Mike Kellie – drums and percussion
“Ceremony” doveva essere, in teoria, l'album della consacrazione degli Spooky Tooth; fu invece quello che, dopo i promettenti esordi dei primi album, ne sancì i titoli di coda.
“Ceremony” è un azzardo elettro-prog-cristico e narra di quel maledetto giorno in cui Gary Wright si fece ammaliare dal compositore strambo francese Pierre Henry.
Il maledetto giorno in cui questa liaison mise la parola fine alle ambizioni degli Spooky Tooth di macinare credibilità lungo il corso degli anni Settanta, prima di essere sfanculati dal primo Richard Hell che passava di là giusto per manomettere gli organetti alla Procol Harum o un ennesimo sottoprodotto di Keith Emerson che proprio negli Spooky Tooth embroniali si era formato.
Ma chi è Pierre Henry, l'assassino degli Spooky Tooth? Henry è un compositore di quelli fini e colti, uno di quelli “precursori della musica elettronica” e della musica concreta, autore, tra l'altro di “Psyché rock” meglio conosciuta come la sigla di Futurama (sorry, Henrì, è la vita).
Henry è stato allievo di Nadia Boulanger, così come lo è stato Philip Glass nei suoi anni parigini, così come allievi della Boulanger sono stati Quincy Jones, Herbie Hancock, Aaron Copland, George Gershwin e tanti, tanti altri. La Boulanger era anche una dolce e agguerrita signora parigina che trattavi con i guanti il repertorio madrigalista (posseggo una copia sgraffignata all'istituto di storia della musica). Nel 1969, Pierre Henry, molto sensibile ad argomentazioni religiose in salsa avanguardista, così in voga nell'est Europa dei Paart, Gorecki e Penderecki, decise di coinvolgere gli Spooky Tooth (ma perché proprio loro?) in questa sorta di concept album con una copertina memorabile: la testa di un uomo trafitta da un chiodo. Chiodo che è possibile sentire nell'album e non è neanche la cosa più strana.
Tra l'altro, l'ingegnere del suono di questo Ceremony è tal Andy Johns che dopo anni di pifferini, flautini e carovane di moog, decideva di strizzare l'occhio al Richard Hell pensiero e di lì a breve avrebbe manomesso gli organetti anche lui per ritrovarsi a produrre, squilli di trombe, Marquee Moon dei Television.

“Ceremony”, invece, non è molto amato, né dagli amanti delle classifiche del Rolling Stone, né dagli scaruffiani, né da quelli che ciclicamente riportano in auge il floppone incompreso trasformandolo in cult. Non lo salva neanche Julian Cope (che invece sbava su Electric Sotrm dei White Noise) e questo mi ha un po' sorpreso, soprattutto il suo accanimento verso i banali riff dell'album. Cioè, chi se ne frega dei banali riff di Ceremony: questo disco è così strano che a tratti vi sembrerà di ascoltare due, tre, quattro album contemporaneamente, come quando si impalla il Chrome e partono insieme tutte le finestre aperte di youtube. È un album che ha delle atmosfere clamorose; raccontano di una fusione tra due mondi lontani spesso non riuscita, sovrapposta, forzata, poco fluida.

E poi è un album religioso. È un album che racconta una cosa straordinaria: il balbettio dell'uomo davanti al terrore di abbandonare tutto e vivere insieme alla sequela degli ultimi al passo di Cristo.

Un messaggio molto più forte del manierismo della psichedelica Messa in F minor degli Electric Prunes, il presuntuosetto “La Bibbia” del Rovescio della medaglia o il garage ipocrita e kitsch degli Angel & the Brains, precursori italici della “messa beat” (pratica che ha dato il là al repertorio musicale sacro italiano fatto di arranger di tastierina e tutto il peggio del peggio del peggio, nella terra del Palestrina).

Ceremony è un album che ha un qualcosa che altri lavori di genere non hanno: l'acre sapore del tentativo. Il tentativo estetico di raccontare in musica il rapporto, spesso conflittuale, tra l'uomo e Cristo. Parlarne bene è un po' come sedersi dalla parte del torto, laddove buona parte degli accomodati dalla parte della ragione si stanno chiedendo chi cazz'è Pierre Henry, chi diavolo sono 'sti qua, come fa un tizio a inserire in un testo i madrigali, Futurama, Quincy Jones e i Television.

Credo di poter affermare che questo è un album sperimentale proprio come il contemporaneo Canaxis di Holger Czukay (allievo di Stockhausen ancor prima che leader dei Can) e anche quello, sì, precursore, seminale, avanguardia e – per dirla con Julian Cope - “ancora avanti al giorno d'oggi”. Tutto vero. E viva Czukay, i Can e Stockhausen.

Però, seduti dalla parte del torto e degli acri tentativi, queste frasi le risolviamo con un martello e con un chiodo conficcato in testa. In fondo, siamo noi gli uomini dei chiodi conficcati, vittime della passione che pretendono di comprendere le virtù. E così sia.

(da: www.debaser.it/pierre-henry-e-spooky-tooth/ceremony/recensione  )
3rd album by the excellent British band Spooky Tooth and definitely one of the boldest and daring experiments in Rock music not only at the time, but since, when the band decided to cooperate on this project with French avant-garde electronic music composer Pierre Henry, whose "musique concrete" was at the forefront of contemporary Classical music's quest for new areas of development. The band's main composer, vocalist and keyboardist Gary Wright wrote six new compositions, which together formed a sort of religious Rock Mass, which the group recorded in UK, shortly after replacing the original bassist Greg Ridley (who went to form Humble Pie) with Andy Leigh. Considering the group was in top form, following the recording of their excellent second album, the music they recorded is absolutely stunning and the level of musicianship is truly astounding. After the recording was completed, the tape was sent to France, where Henry overdubbed the group's music with his electronic contributions. The resulting amalgam turned out to be one of the most controversial recordings of the era, tearing the band apart as a result and invoking heated discussions amongst the critics and fans alike. If one might speculate a bit, probably the group's music released without Henry's overdubs would have been considered as their greatest achievement, but since that never happened, we might never know. In fact I'm still hoping that such version of the album will be available one day, at least in the form of bonus material. Still, this is definitely an intriguing piece of music, which deserves to be listened to and studied, not only by the band's hard-core fans but by any music fan with broad horizons.

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