PATTY PRAVO - DI VERO IN FONDO 6323 004 L LP 1971 IT
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Description
PREMESSA: LA SUPERIORITA' DELLA MUSICA SU VINILE E' ANCOR OGGI SANCITA, NOTORIA ED EVIDENTE. NON TANTO DA UN PUNTO DI VISTA DI RESA, QUALITA' E PULIZIA DEL SUONO, TANTOMENO DA QUELLO DEL RIMPIANTO RETROSPETTIVO E NOSTALGICO , MA SOPRATTUTTO DA QUELLO PIU' PALPABILE ED INOPPUGNABILE DELL' ESSENZA, DELL' ANIMA E DELLA SUBLIMAZIONE CREATIVA. IL DISCO IN VINILE HA PULSAZIONE ARTISTICA, PASSIONE ARMONICA E SPLENDORE GRAFICO , E' PIACEVOLE DA OSSERVARE E DA TENERE IN MANO, RISPLENDE, PROFUMA E VIBRA DI VITA, DI EMOZIONE E DI SENSIBILITA'. E' TUTTO QUELLO CHE NON E' E NON POTRA' MAI ESSERE IL CD, CHE AL CONTRARIO E' SOLO UN OGGETTO MERAMENTE COMMERCIALE, POVERO, ARIDO, CINICO, STERILE ED ORWELLIANO, UNA DEGENERAZIONE INDUSTRIALE SCHIZOFRENICA E NECROFILA, LA DESOLANTE SOLUZIONE FINALE DELL' AVIDITA' DEL MERCATO E DELL' ARROGANZA DEI DISCOGRAFICI .
PATTY PRAVO
di vero in fondo
Disco LP 33 giri , 1971, Philips, 6323 004 L , italia , first press / prima stampa
CONDIZIONI OTTIME, vinyl ex++, cover ex++/NM
Di vero in fondo è il quinto album di Patty Pravo, pubblicato nel 1971 dalla casa discografica Philips
- Interprete: Patty Pravo
- Etichetta: Philips
- Catalogo: 6323 004 L
- Data di pubblicazione: 1971
- Matrici : 6323 004 1 1 520 / 6323 004 2 1 520
- Data matrici : 10-05-71
- Supporto:vinile 33 giri
- Tipo audio: stereo
- Dimensioni: 30 cm.
- Facciate: 2
- Laminated gatefold / copertina apribile laminata con terzo lembo interno, blue label , poly inner sleeve
LATO A
LE FOGLIE MORTE
LES FEUILLES MORTES
(A.Cavaliere - J.Prévert - J.Kosma)
Orchestra Giampiero Reverberi
...E TORNO' LA PRIMAVERA
(F.Guccini - D.Kooperman)
Orchestra Gianfranco Lombardi
SAMBA PRELUDIO
(S.Bardotti - V.De Moraes - B.Powell)
Voce di V. De Moraes
Orchestra Gianfranco Lombardi
CANZONE DEGLI AMANTI
LA CHANSON DES VIEUX AMANTS
(S.Bardotti - D.Del Prete - J.Brél - G.Jouannest)
Orchestra Giampiero Reverberi
DI VERO IN FONDO
(G.Paoli - N.Carucci)
Orchestra Luis Enriquez
LATO B
SOOLAIMON
(Neil Diamond)
Orchestra Giampiero Reverberi
EMOZIONI
(Mogol - L. Battisti)
Orchestra Gianfranco Lombardi
LOVE STORY
DAL FILM OMONIMO
(S.Bardotti - F.Lai)
Orchestra Luis Enriquez
WILD WORLD
(Cat Stevens)
Complesso African People
IL BUIO VIENE CON TE
LONELY DAYS
(Timallo - M.Gibb)
Orchestra Fredy Mancini
Biografia A
Nicoletta trascorre i primi anni dell'adolescenza a Venezia con la nonna e, nel colto ambiente di casa, ha occasione di conoscere, fra gli altri, il cardinale Angelo Roncalli (il futuro Giovanni XXIII) e il poeta americano Ezra Pound. Fin da piccolissima studia danza e pianoforte, si iscrive al corso di direzione d'orchestra, ma successivamente si reca a Londra, e poi a Roma. Si appassiona al rythm'n'blues e comincia a farsi notare col nome di Guy Magenta. È al leggendario Piper Club, luogo di culto e autentico simbolo di un'epoca, che viene scoperta dal manager Alberigo Crocetta, che conia per lei lo pseudonimo Patty Pravo ("veloce come la vita dei giovani").
Gli anni Sessanta
Nel 1965 registra la sua prima apparizione cinematografica in Passeggiando per Subiaco, a tutt'oggi inedita, girata e prodotta da Tullio Piacentini: tra gli altri è presente il giovane Lucio Dalla con la canzone Il cielo.
Nel 1966 incide per la ARC il suo primo singolo, Ragazzo triste, (versione italiana di But you're mine di Sonny & Cher) e per la "ragazza del Piper" è solo il primo di una lunghissima serie di successi con canzoni celeberrime a metà tra il beat e il melodico: nel 1967 Qui e là e Se perdo te; nel 1968 La bambola, 45 giri che ottiene un successo planetario diventando immediatamente il suo "marchio di fabbrica" con oltre nove milioni di copie vendute. Successivamente entrano in classifica, una dopo l'altra, anche Sentimento, Gli occhi dell'amore, Tripoli'69 (di Paolo Conte), Il paradiso (di Lucio Battisti) e Nel giardino dell'amore (Rain di José Feliciano).
Nicola Di Bari e Patty Pravo durante uno spostamento in treno per il Cantagiro 1967
Innumerevoli le partecipazioni a molte trasmissioni tv, caroselli, e film. Bionda, esile e molto bella, disinibita e portabandiera della generazione sessantottina, Patty ha un'immagine magnetica ed energetica che la farà diventare simbolo dell'emancipazione femminile ed icona gay. Tuttavia è di questo periodo il suo rifiuto di prender parte ad Il giardino dei Finzi Contini, film di Vittorio De Sica dal romanzo di Giorgio Bassani: il grande regista le aveva proposto addirittura il ruolo di Micol.
Per i concerti e i dischi ingaggia un gruppo inglese che si esibisce al Piper Club, i Cyan Three, e si fidanza con il batterista, Gordon Fagetter, che diventa poi il suo primo marito; il gruppo la accompagnerà fino al cambiamento di repertorio nel 1970.
Nel 1969, il produttore Lilli Greco decide di cucirle addosso un progetto particolarmente ambizioso, un LP sul cui lato A viene inciso un vero e proprio concerto di 12 minuti circa, in cui la giovane cantante spazia da un'aria all'altra col supporto di un'orchestra di 90 elementi. Concerto per Patty si rivela un vero e proprio esperimento, coraggioso e alquanto sofferto. Funge da traino la seconda facciata, dove vengono incisi alcuni 45 giri e altre cover.
Gli anni Settanta
Nel 1970 arriva al Festival di Sanremo con La spada nel cuore in coppia con Little Tony, vincendo il Premio della critica.
In quell'anno Patty abbandona il beat e si converte definitivamente alla melodia: esce Per te, ancora di Battisti, e alla fine dell'anno partecipa a Canzonissima con due delle sue più grandi interpretazioni: Non andare via (adattamento in italiano di Gino Paoli, del classico Ne me quitte pas di Jacques Brel) e la maestosa Tutt'al più, che entra in classifica anche in Francia. Consolida, infatti, il proprio successo oltralpe, dove realizza lo show televisivo Bravo Pravo (dal quale verrà estratto un omonimo Lp); si esibisce, inoltre, all'Olympia di Parigi, tempio sacro della musica francese.
Ad un aspetto fisico efebico e quasi lunare si contrappone una voce profonda e sensuale, dai toni cupi e particolarmente adatta al rock ma anche alle interpretazioni drammatiche della migliore musica d'autore (chansonniers francesi, ecc...), che la giovanissima cantante esegue talvolta con parti recitate, mostrando delle grandi possibilità interpretative.
Fra il 1971 e il 1972 realizza per l'etichetta Phonogram tre LP di particolare pregio in cui approfondisce la rielaborazione della grande canzone d'autore, affidandosi a personalità del calibro di Jacques Brel, Léo Ferré, di cui incide tra gli altri Col tempo, probabilmente il brano che la stessa Pravo preferisce all'interno del suo repertorio. Canta anche Guccini, Vinícius de Moraes, e ancora Battisti; incide una cover della celeberrima My way (A modo mio).
Successivamente ritorna alla sua etichetta storica, la RCA, dopo alcune incomprensioni che avevano determinato la rottura del contratto due anni prima.
Nel 1973 ottiene un clamoroso successo con il brano Pazza idea, conquistando la prima posizione in classifica sia col singolo (circa un milione di copie vendute) che con l'omonimo Lp, registrato con le migliori tecniche dell'epoca messe a disposizione dalla casa discografica. Nell'album Patty include Poesia dell'allora esordiente Riccardo Cocciante e I giardini di Kensington, che prende la melodia da "Walk on the wild side" di Lou Reed, anche se il testo non ha nulla a che vedere con l'originale. Entrambi questi brani diventano suoi successi personali, mai usciti dal suo repertorio. L'album viene inciso anche in spagnolo e il singolo esce in vari paesi e altrettante lingue, a riprova del suo successo internazionale.
Nel 1974 lavora con lo stesso team di autori di Pazza idea (Maurizio Monti e Giovanni Ullu) ad un nuovo album, Mai una signora, che trainato dal boom commerciale dell'Lp precedente, riuscirà a bissarne il successo raggiungendo ancora una volta la prima posizione nella top-ten degli Lp più venduti.
Nel 1975 incide in brevissimo tempo l'Lp Incontro, che include testi di Francesco De Gregori (Mercato dei fiori), Antonello Venditti (Le tue mani su di me), e Bruno Lauzi (Roberto e l'aquilone), e parecchie cover tradotte da Sergio Bardotti, che firma l'omonima Incontro (dove la Pravo torna a recitare nella strofa). È di nuovo la regina dell'estate con uno show particolarmente coreografico in cui accenna a passi da danza, Magico incontro.
Nel 1976 realizza ai Nemo Studios di Londra l'album Tanto, con gli arrangiamenti di Vangelis (ex Aphrodite's Child): Io ti venderei, quarto brano di Battisti nella sua produzione, viene programmato anche nelle discoteche, mentre altre due canzoni (Per te che mi apri l'universo e Per amarti d'amore) sono firmate da un giovanissimo Pino Mango, poi semplicemente Mango.
Nello stesso anno intraprende un nuovo corso musicale con l'Lp pubblicato dalla milanese Ricordi, in seguito ribattezzato Biafra (per il disegno di copertina), ma all'epoca rimasto senza titolo: certamente uno dei suoi migliori album, per arrangiamenti e scelta delle canzoni, tanto impopolare quanto all'avanguardia, tra funky e new wave. Il suo primo grande insuccesso.
Nel 1978 riprende quota grazie alla conturbante interpretazione della leggendaria Pensiero stupendo, scritta da Ivano Fossati e Oscar Prudente, che la riporta alla Rca, nonché ai vertici delle classifiche. Alcuni brani del nuovo album Miss Italia risultano vittime di censura e rimarranno inediti per molti anni.
Nel 1979 realizza a Monaco di Baviera Munich album (con la hit Autostop), un altro Lp all'avanguardia per le sonorità elettroniche e le atmosfere di derivazione punk, soprattutto look e le performance. Dell'album fa parte la controversa e dirompente Male Bello, composta dall'Ivan Cattaneo sperimentale e provocatorio d'inizio carriera.
Vita privataA tanta produzione artistica fa riscontro una vita privata piuttosto tormentata, con ben cinque matrimoni: il primo con Gordon Fagetter, batterista dei Cyan Three. Nel 1972 sposa in seconde nozze l'arredatore romano Franco Baldieri, da cui divorzierà subito dopo. Si lega dunque a Riccardo Fogli dei Pooh, con cui celebrerà un terzo matrimonio-lampo, piuttosto discusso in quanto lo stesso Fogli sarebbe uscito dal gruppo a causa di questa love story (fatto, però, smentito dalla stessa Pravo nella sua autobiografia), e avrebbe rotto il fidanzamento con Viola Valentino (che comunque in seguito sposerà). Tutto ciò dopo almeno due relazioni sentimentali con altri due componenti di altrettanti complessi italiani: Giorgio D'Adamo dei New Trolls e Maurizio Vandelli dell'Equipe 84.
Nel 1976 sposa il musicista americano Paul Martinez, e infine sposa anche il chitarrista Jack Johnson nel 1982, risultando addirittura trigama poiché due delle nozze precedenti non erano state annullate.
Gli anni Ottanta
Dal 1980 insiste con l'allontanamento dai media iniziato nel decennio precedente (anche a causa dei continui attacchi sul piano personale da parte di un certo tipo di stampa), dunque lascia l'Italia per un periodo di vita e di ricerca musicale negli USA, dove concepisce con l'aiuto di Paul Martinez, David Kahne e Corrado Bacchelli l'album Cerchi, pubblicato per la CBO nel 1982: la nuova Patty Pravo è lontana anni luce dalla figura severa ed enfatica del periodo francese, mentre la sua voce abbandona progressivamente il caratteristico "vibrato".
Personaggio originale e carismatico: una performance nel programma televisivo Stryx del 1978
Dopo l'esperienza americana, non particolarmente esaltante in termini di successo, suscitano un certo clamore i nudi apparsi su Le ore nel 1983.
Nel 1984 è la CGD di Caterina Caselli ad occuparsi del suo ritorno al Festival di Sanremo col brano Per una bambola, magistralmente interpretato con look di ispirazione orientale firmato da Gianni Versace e acconciatura di Marcello Casoni: una perfetta operazione di talento e immagine che le vale ancora il Premio della Critica. Nell'album Occulte persuasioni si avvale della collaborazione di Paolo Conte, nascosto dallo pseudonimo "Solingo".
In quello stesso anno partecipa allo trasmissione tv Premiatissima, con una stravagante interpretazione scenica e canora di alcune tra le più belle canzoni del primo Novecento.
Nel 1985 si presenta al Festivalbar con Menu, singolo dagli esiti non esaltanti.
Firma un nuovo contratto con la Virgin presentando al Festival di Sanremo 1987 la bella Pigramente signora: ma proprio durante lo svolgimento della kermesse, la cantante viene accusata di plagio poiché il suo brano risulta fin troppo simile alla canzone To the morning di Dan Fogelberg; in seguito a ciò viene annullato il contratto con la Virgin, evento che segna una battuta d'arresto in questi anni già difficili per la Pravo, alla ricerca di nuove elaborazioni artistiche che il pubblico non sempre comprende. A poco serve la pubblicazione di un nuovo, particolarissimo singolo dal titolo Contatto.
Nel 1989, ottenuto un nuovo contratto con la Fonit Cetra, pubblica dopo una lunga gestazione, l'album Oltre l'Eden..., uno dei suoi lavori più interessanti in assoluto (di cui però lei si dichiarò insoddisfatta), che ottiene critiche lusinghiere ma non lascia traccia in classifica.
Gli anni Novanta
Nel 1990 Patty Pravo avrebbe dovuto presentare il brano Donna con te al Festival di Sanremo, ma alla vigilia della manifestazione nega la sua presenza, giudicando il testo inadeguato al proprio personaggio. Il pezzo viene poi interpretato da Anna Oxa.
Nello stesso anno vince la manifestazione Una rotonda sul mare con l'evergreen Pazza idea, e incide un nuovo lp (Pazza idea eccetera eccetera) con tutti i suoi successi storici e altri brani d'autore del suo repertorio.
Allontanatasi ancora una volta dall'Italia, nel 1994 la sua originale ricerca musicale condotta in Cina ispira l'album Ideogrammi, un lavoro difficile e raffinatissimo.
Nel 1995 torna a Sanremo con I giorni dell'armonia, che in origine era una romanza di circa venti minuti: per la sua complessità non ottiene il successo sperato, ma conferma l'estrema particolarità del suo personaggio.
Nel 1997 costituisce una nuova svolta l'ennesima partecipazione al Festival di Sanremo, dove riceve il Premio della critica per l'interpretazione di ...E dimmi che non vuoi morire, canzone scritta da Vasco Rossi per il testo e da Roberto Ferri e Gaetano Curreri per la musica, che sancisce il suo definitivo rilancio dopo molti anni, con semplicità e senza strafare. Segue il trionfale tour Bye Bye Patty, nonché il grande successo dell'omonimo album live (pubblicato per la sua etichetta Pensiero Stupendo e distribuito dalla Sony Music) contenente tutti i suoi maggiori successi: oltre 300.000 copie vendute.
Nel 1998 conferma il grande successo con lo straordinario album Notti, guai e libertà, firmato dai nomi migliori della musica italiana: Ivano Fossati (Angelus), Franco Battiato (Emma-Bovary), Lucio Dalla (Les etrangers), Enrico Ruggeri (Strada per un'altra città), Roberto Vecchioni e Loredana Bertè (Treno di panna), Mario Lavezzi (Per un sogno vincente), Gaetano Curreri (Una casa nuova), Alex Baroni (Sweet love), Luca Madonia (Baby blu).
Gli anni Duemila
Nel 2000 esce Una donna da sognare, album nato da una seconda e fortunata collaborazione con Vasco Rossi. In estate partecipa per l'ultima volta al Festivalbar col brano Una mattina d'estate, di cui viene realizzato anche il videoclip.
Nel 2002 ritorna a Sanremo con il brano L'immenso, contenuto nel nuovo Radio Station: l'album, particolarmente moderno ed eterogeneo nelle sonorità proposte, viene realizzato in Brasile.
Nel 2004 esce un altro lavoro piuttosto all'avanguardia, Nic-Unic, l'ultimo pubblicato dalla Sony e anticipato dal singolo Che uomo sei.
Nel 2006 la Pravo riceve alcuni riconoscimenti, tra cui a Venezia un premio alla carriera come "Artista che meglio ha rappresentato e rappresenta l'Italia nel mondo", avendo calcato i più grandi palcoscenici del mondo.
Il 2 ottobre 2007 esce nelle librerie il libro Bla, bla, bla..., un'autobiografia scritta da Patty Pravo col giornalista musicale Massimo Cotto, edito da Arnoldo Mondadori Editore.
Viene pubblicato a novembre 2007 l'album Spero che ti piaccia...Pour toi..., un omaggio dell'artista veneziana alla cantante italo-francese Dalida, a vent'anni dalla sua scomparsa. Il cd raccoglie brani tratti dal repertorio di Dalida in francese, italiano e arabo, con nuovi arrangiamenti. L'album è prodotto dall'etichetta francese Kyrone Gp Music.
Nel 2008 esce nelle radio e nelle piattaforme digitali il singolo La bambola, per celebrare i quarant'anni dalla sua uscita. La nuova versione del brano, nata per gioco grazie ai musicisti durante le prove del tour, è accompagnata da un video in cui Patty Pravo omaggia Amy Winehouse attraverso il caratteristico look. Il tour estivo riscuote parecchio successo, superando i 150.000 spettatori: il 18 settembre la Pravo si esibisce anche all'Arena di Verona.
Nel 2009 partecipa al Festival di Sanremo 2009 con il brano E io verrò un giorno là, composto dal giovane Andrea Cutri. L'inedito sanremese viene inserito nel doppio album Live Arena di Verona. Sold out, registrato durante l'ultima fortunata tournée.
Biografia B
Nicoletta Strabelli in arte Patty Pravo è nata a Venezia il 9 aprile del 1948 trascorre un infanzia tranquilla, frequenta il conservatorio studiando pianoforte e composizione negli anni sessanta si reca a Londra dove viene a contatto col la musica bit e le nuove tendenze della moda. Carattere trasgressivo ed innovatore la bellissima Patty Pravo fa i suo ritorno in Italia e in particolare a Roma dove fu scoperta da un talent scout e fu fatta esordire da un nuovo locale il Piper Club.
Patty Pravo in breve tempo ne diventa la star e il Piper consolida la sua fama diventa il locale alla moda della Roma mondana ritrovo di tutti i ragazzi che vogliono entrare in contatto con la nuova musica bit. Erano gli anni 60, anni di capelloni e proteste dove le novità erano viste come un modo di distinguersi dagli altri. Patty pravo incise il suo primo album con RCA < Ragazzo triste > molti ragazzi si ispireranno a lei e il successo è inevitabile i suoi successivi 45 giri sono introvabili vanno a ruba incide < Sto con te > e < Qui e là > negli anni 70’ sono incisi i due 45 giri che più la rappresenteranno < Tu mi fai girar > e < Pazza idea >.
Patty ha un successo enorme partecipa a numerose trasmissioni televisive come il < Cantagiro > e gli è addirittura fatto girare un film sulla storia della sua vita <immensità, la ragazza del Piper> i suoi dischi si moltiplicano e sono sempre richiestissimi. Negli anni 80’ ha un leggero periodo di appannamento, ma negli anni 90’ vince la rassegna canora <una rotonda sul mare> ed incide un nuovo album dove reinterpreta suoi vecchi successi. Nel 1994 fa un nuovo tour in Cina dove promuove il suo nuovo album <ideogrammi> dove canta addirittura anche in cinese ma non riscuote molto successo e non riesce a rilanciarla nemmeno la sua partecipazione a san remo. Ma Nicoletta è tenace e vogliosa di dimostrare a tutti che è ancora la regina del piper nel 2002 collabora con Vasco Rossi ed incide una canzone < Dimmi che non vuoi morire > ha un successo strepitoso e questo la incoraggerà a incidere un nuovo album < Notte, guai e libertà > che la riporterà hai fasti di un tempo. Vasco Rossi scrive ancora per Patty che incide < Una donna da sognare > partecipa a Sanremo con la canzone <L’immenso> dopo di che fa uscire il nuovo album< Radio station >. quest'anno l' abbiamo rivista per l' ennesima volta a de-cantare sul palco di Sanremo, insomma non l' ammazzi manco col flitt.
Biografia C
Nicoletta Strambelli alias Patty Pravo nasce a Venezia, città d'acqua. Subito succede di tutto. C'è chi la ritrae come neonato prodigio, chi fa risalire le sue origini ad un incrocio mistico tra il faraone Ascepsut e un deltaplano turbodiesel, chi attribuisce doti semidivine ai suoi genitori. Al battesimo, con una premonizione, l'organista attacca "Pazza idea". Scorrono come delikatessen i primi anni, coccolati dall'affetto dei nonni paterni e della severità delle signore, Turritto della Fenice di Venezia (insegnante di danza dai 4 anni in poi) e Mazzin Crovato (Maestro di pianoforte). Spesso le accade di esibirsi (destino inesorabile) di fronte agli amici di famiglia: l'attore Cesco Baseggio, il soprano Toti Dal Monte, il Cardinale Roncalli (futuro Papa Giovanni XXIII). Ancora adolescente, batte ogni record di fuga dal collegio : 3 volte in una settimana! La nonna dunque decide di trasferirla a far danni nella scuola statale. Fa i compiti di scuola a casa di Peggy Guggenheim e passa il tempo libero tra gli artisti della Biennale.
Si dedica con entusiasmo alla vita outdoor e, in alcune passeggiate alla Zattere, approfondisce la conoscenza di un anziano e saggio signore che poi scoprirà essere Ezra Pound. Studia al Conservatorio fino all'ottavo anno, ma l'improvvisa scomparsa del nonno la fa partire repentinamente per Londra con l'impegno di superare gli esami ad ottobre. Il destino avrebbe deciso diversamente. Per le strade di Londra esattamente a Piccadilly, alcuni amici le parlano di un nuovo locale che riscalda le notti romane. Immediata la decisione di partire e ritrovarsi a ballare sulla pista del Piper. E' un incendio. Mentre sta ballando viene notata da Alberigo Crocetta - allora proprietario del locale - che le chiede se canta bene come balla. Eccome ! ! !
Il Per tutta risposta Nicoletta non dà gli esami al Conservatorio scala le classifiche mondiali, se la ride della canzone italiana tradizionale. Tale era nel 1965 il potere evocativo del nome di Patty Pravo.
Il pubblico manifesta più concretamente il suo sostegno : "La bambola" vende 9 milioni di copie ed è prima in classifica in diversi paesi : Spagna, Giappone, Francia, Germania, Sud America. Idolo totale: in Italia i giovani la seguono, la imitano, mentre i successi si susseguono instancabili ("Qui e là", "Il paradiso", "Tripoli '69"). Negli anni in cui i big della canzone segnano le tappe della carriera vincendo manifestazioni canore, Patty presenta dischi direttamente al pubblico e sconvolge le regole del gioco, con canzoni audaci e un profilo d'autore. Compongono per lei : Battisti ("Il paradiso"/"Per te"), Paoli, Conte ("Tripoli '69"), De Gregori ("Mercato dei fiori"), Ivano Fossati ("Pensiero stupendo"), Venditti ("Le tue mani su di me").
Con una scelta tanto rischiosa quanto personale, Patty interpreta brani d'autore - Jacques Brel, Leo Ferrè, Vinicius De Moraes, Neil Diamond - in italiano ed in lingua originale.
La sua casa è il mondo, e sono sempre più frequenti le apparizioni in Europa, negli Stati Uniti, Australia. E' voglia di una carriera spericolata. Registi come Fellini, Antonioni, De Sica, chiedono la sua partecipazione ad alcuni film. Non li sottovaluta, nè li snobba, ma non li fa i film solo perchè non ne ha voglia. Le altre farebbero pazzie, mentre lei per non rinunciare a una passeggiata o a una serata con gli amici, è capace di snobbare quegli appuntamenti che per altri rappresentano l'inizio di una carriera. Negli spettacoli, quando ha voglia di farli, sperimenta sempre le tecnologie più avanzate e riunisce musicisti singolari, spaziando in repertori pop, rock, musica colta e contemporanea, lavorando con ballerini di diverse formazioni, anticipando le forme dello spettacolo multimediale. Sono gli anni trionfali di "Pazza idea", "Pensiero stupendo" e... del trasferimento negli States.
Con gli anni '80 Patty si sottrae al meccanismo del revival e della cultura musicale "usa e getta"; il linguaggio televisivo non si addice più ai ritmi di un'artista indomata e indomabile. Lei si definisce "anarchica". Anche politicamente: "non ho mai votato". C'è poca voglia di sperimentare, la seduzione non è più un gioco. Tuttavia ogni ritorno è memorabile: un'apparizione a Sanremo all'insegna della provocazione, le esibizioni-blitz in luoghi inconsueti che vedono ancora oggi accorrere fans, citata a cattivo esempio tutte le volte che un giornale scandalistico vuole fare sensazione solo per vendere.. Nel 1997 è ancora forte il potere evocativo del nome Patty Pravo. In questi ultimi anni Nicoletta si è dedicata alla meditazione, ha studiato le nuove tecnologie di comunicazione, ha traversato in solitaria deserti, oceani e menti, ha lavorato a progetti di cultura, con il musicista Sylvano Bussotti ; il suo album "Ideogrammi (1994, Sony Music) è stato registrato a Pechino e pubblicato contemporaneamente in Cina e in Italia.
1997 - Patty Pravo è tornata.E' al solito imprevedibile,
come la sua irruzione al
Festival di Sanremo di quest'anno con
una canzone che porta la
firma di Vasco Rossi e Gaetano Curreri.
"E dimmi che non vuoi morire".
Un brano particolare, affatto festivaliero, una sfida al femminile che Vasco ha scritto di getto pensando a lei,
il mito per fascino e mistero,
la donna più trasgressiva e libera
in ogni sua scelta, professionale e di vita.
Una vita la sua, che tutti vorremmo vivere, ecco perchè Patty piace a tutti, e non è mai tramontata.
Nessuno meglio di lei ha rappresentato il mezzo
secolo più straordinario d'Italia.
Quello della trasgressione, della libertà individuale, e con quel forte desiderio di viverla questa libertà, alle volte con un pizzico di anarchia. Vasco Rossi e Patty Pravo: due outsider in un mondo comunicante con noi, incontri che hanno sempre provocato scintille dentro - sostiene Vasco Rossi - "quel grande palcoscenico stupendo che è la vita".
Biografia D
Nicoletta Strambelli nasce a Venezia nel 1948. A cinque anni frequenta i corsi di pianoforte e danza del Teatro la Fenice di Venezia. A dieci entra al Conservatorio Benedetto Marcello. Più tardi si iscrive al corso di direzione d'orchestra, ma interrompe gli studi e parte per Londra, dove rimane qualche mese. Al suo ritorno in Italia, si trasferisce a Roma, dove frequenta il più noto locale della capitale, il Piper, e attira l'attenzione di Alberico Crocetta, proprietario del locale, che decide di farla cantare.
Nel 1967 con lo pseudonimo di Patty Pravo incide il primo 45 giri per la ARC (RCA Italiana): "Ragazzo triste", cover di una canzone di Sonny Bono. Con questo brano partecipa a "Scala Reale", la trasmissione Tv abbinata alla Lotteria di Capodanno. Altri singoli di buon successo (“Qui e là”, “Se perdo te”) precedono l’enorme successo di “La bambola”, secondo disco più venduto del 1968 e canzone-simbolo di Patty Pravo.
Da ragazza yé-yé a torch singer, Patty Pravo pubblica i 45 giri “Sentimento” e “Tripoli ‘69” (quest’ultima formata da Paolo Conte), e nel 1969 canta Lucio Battisti, riprendendo la sua “Il paradiso” dalla versione inglese degli Amen Corner. Un rischioso singolo, “Concerto per Patty” (una lunga canzone sinfonicheggiante suddivisa in due facciate) chiude gli anni Sessanta, mentre il decennio seguente si apre con la partecipazione al Festival di Sanremo in doppia esecuzione con Little Tony (“La spada nel cuore”, firmata Mogol-Donida ma attribuibile a Lucio Battisti).
Seguono registrazioni di canzoni d’autore (“Per te” di Lucio Battisti, “Non andare via” - “Ne me quitte pas” - e “Canzone degli amanti” - “Chanson des vieux amants” - entrambe di Jacques Brel) e tre album ambiziosi per l’etichetta Philips, non confortati da vendite significative, poi nel 1973 il ritorno alla RCA e al successo di classifica con “Pazza idea”.
Nel 1976, lo sperimentale PATTY PRAVO apre un silenzio discografico interrotto nel 1978 da un nuovo successo di classifica, la controversa “Pensiero stupendo” di Ivano Fossati. Seguono anni tormentati e complicati, interrotti dalla partecipazione a Sanremo con “Per una bambola” (1984) e dall’album OCCULTE PERSUASIONI (che contiene tre canzoni firmate da Paolo Conte sotto lo pseudonimo di Solingo).
Nel 1987 partecipa a Sanremo con “Pigramente signora”, ma la canzone risulta troppo simile a un brano di Dan Fogelberg e viene esclusa dalla competizione. Nel 1990 rifiuta all’ultimo la partecipazione al Festival con “Donna con te”, poi affidata a Anna Oxa. Torna al Festival senza grandi risultati nel 1995 con “I giorni dell’armonia”, ma sarà ancora Sanremo a riportarla alla ribalta nel 1997, grazie a “E dimmi che non vuoi morire”. Molto meno felici gli esiti sanremesi di “L’immenso” (2002) e i risultati commerciali dell’album RADIO STATION.
Nel 2004 torna sul mercato con NIC-UNIC, accolto benevolmente dalla critica ma non dal pubblico, e del 2008 è un album-tributo a Dalida, SPERO CHE TI PIACCIA... POUR TOI.
Nel 2009 partecipa a Sanremo con "E io verrò un giorno là".
Il Piper Club - Nei libri sugli anni '60 e nelle molte pagine web dedicate allo storico locale di Crocetta e Bornigia, il Piper Club viene spesso definito "balera", "locale da ballo" o analoghe definizioni. In realtà è stato molto di più, il simbolo di un passaggio d'epoca, un punto di aggregazione, un brand particolarmente riuscito da associare a tutto quanto poteva significare "giovane", "nuovo", "divertente", una pista di lancio per nuovi talenti nell'Italia dinamica dei secondi anni '60, e anche un mezzo per l'affermazione della nuova musica, e non solo di quella commerciale.
L'avvocato Alberico Crocetta e l'impresario Giancarlo Bornigia (e il loro socio Piergaetano Tornielli) hanno iniziato l'avventura del Piper Club anche con sani e comprensibili propositi commerciali, ma sicuramente l'idea o il sogno di essere al centro di qualcosa di totalmente nuovo per Roma (e per l'Italia) non erano estranei alla loro iniziativa.
Erano partiti dalla considerazione che la vita notturna, come era intesa nella stessa epoca a Roma o New York, a Roma nel 1964 semplicemente non esisteva. C'erano ancora alcuni night club tradizionali, esclusivi per costi e frequentati solo da personaggi dello spettacolo, imprenditori o altra gente facoltosa, ma sostanzialmente preclusi ai giovani. L'idea era semplice: trasferire il modello delle balere estive nella grande città e al di fuori del periodo delle vacanze. Era necessario trovare un locale adatto, ampio e in zona centrale e raggiungibile con i mezzi pubblici (i giovani avevano molte meno macchine e scooter di ora) e soprattutto un'idea forte, che facesse moda.
Il locale adatto, abbastanza ampio da contenere un cinema, ma all'epoca non utilizzato, venne individuato a Via Tagliamento, a due passi da Piazza Buenos Aires (Piazza Quadrata per i romani), una zona centrale (nel quartiere Parioli) ma ben collegata. (Nella foto a lato, l'ingresso all'epoca)
L'idea forte era semplice: musica beat e divertimento moderatamente trasgressivo. La musica beat era la "new thing" nel 1964-'65, e la immagine trasgressiva, legata da sempre alla notte, si poteva semplicemente importare dalla "swingin' London" o dall'America, dove già la cultura giovanile si stava prepotentemente affermando.
Dopo alcuni mesi di preparazione, il locale quindi apriva i battenti la sera del 17 febbraio 1965. I due promotori avevano curato con attenzione tutti gli aspetti, azzeccando tutte le mosse: la sala da ballo era la più grande disponibile a Roma, poteva ospitare alcune centinaia di persone, la scenografia era totalmente nuova per Roma, ideata dall'artista Claudio Cintoli su commissione di Bornigia e Crocetta era un'opera pop-art dal titolo Il giardino di Ursula composta da una sequenza di gigantografie e sculture realizzate con materiali di recupero (vedi foto sotto), sul palco nel corso degli anni campeggiavano opere di Wharol (secondo alcune fonti non confermate), Manzoni, Rotella, Schifano, Rauchemberg. (Nella foto sottostante che mostra i Satelliti impegnati sul palco del Piper Club si possono notare le gigantografie 4x4 metri e la scultura composta da oggetti metallici pressati e segnali stradali, la scenografia di Cintoli rimasta per anni sul palco e poi andata purtroppo distrutta).
La sala era illuminata da 350 luci multicolori parzializzabili, sulla pista erano disposti cubi luminosi sui quali le ragazze più spigliate potevano salire e ballare (le prime cubiste), l'impianto sonoro, messo a punto tecnici della casa fornitrice (la RCA) Franco Patrignani e Beppe Farnetti (che di lì a poco venne assunto e divenne lo storico tecnico del suono e delle luci del locale) era d'avanguardia, e consentiva un impatto mai sentito prima, grazie allo spiegamento di 85 sistemi d'altoparlanti e ad una "buca dell'eco" realizzata sotto la platea.
Altri particolari non vennero trascurati e furono altrettanto decisivi: il lancio promozionale, il nome e la scelta della musica. Per il lancio Crocetta e Bornigia prepararono un manifesto con grafica moderna (sarebbe bello trovarne una copia) e l'immagine di una ragazza svedese, la Svezia era nell'immaginario italiano dell'epoca la terra della trasgressione, e anche un modello da seguire, sin dalla esuberante Anita Ekberg protagonista del film La dolce vita di Fellini; a differenza della moderne discoteche la musica al Piper era dal vivo, e la scelta del gruppo o del cantante giusto era cruciale, i due chiesero consiglio a Teddy Reno, che all'epoca aveva da poco sotto contratto i Rokes, che furono quindi chiamati ad aprire il Piper. Una scelta quanto mai azzeccata. Non solo, secondo molte testimonianze nelle prime serate fu chiamata anche l' Equipe 84, nello scomodo ruolo di gruppo tradizionale contrapposto ai modernissimi Rokes.
E il nome? Ero convinto che c'entrasse la celebre canzone The Pied Piper dell'inglese Crispian St Peters, anche perché questo brano è intrecciato con la storia del Piper e dintorni, ma le date non collimano (è un successo internazionale dell'anno dopo). Nella sua testimonianza, nel libro scritto con Mario Bonanno, Bornigia racconta che il nome doveva essere Peppermint (comunque "doveva" essere inglese) ma che fu cambiato in Piper perché scoprirono (sul Messaggero, il quotidiano di Roma) che un locale con quel nome aveva appena aperto a New York. Con quale nome, Peppermint o Piper? E perché preoccuparsi per la sovrapposizione di nome con un locale nella lontana New York? Il mito del "pifferaio" incantatore girava in quegli anni (anche il primo disco dei Pink Floyd, del 1967, si chiamava proprio The Piper At The Gates Of Dawn), e così il termine inglese piper, particolarmente bensuonante in italiano; forse i due o un loro collaboratore intercettarono nell'aria il nome giusto. (Nella foto a destra, la brochure in inglese che presenta il Piper)
Il successo fu immediato e senza confronti, favorito dal fatto di operare in un terreno vergine, e in presenza di una domanda sinora inespressa, ma molto forte, e così sulla scia del Piper già l'anno dopo aprivano il Titan Club di Massimo Bernardi, e poi il Vun Vun, il Pit 77 e anche il Kilt (che invece era una seconda iniziativa della coppia Bornigia - Crocetta). Fuori a Via Tagliamento la fila si formava sin dalle otto di sera e anche prima (il locale apriva alle 22 e chiudeva alle 2 di notte) e i più intraprendenti entravano dalla porta posteriore, sfruttando la distrazione del custode dello stabile occupato dal Formez, l'istituto pubblico che aveva gli uffici alle spalle del Piper (in Via Rubicone).
Da molte parti è raccontato il Piper come punto di aggregazione per nomi noti o come base di lancio per personaggi che sarebbero diventati noti in seguito, anche per merito del Piper, da Mita Medici a Renato Zero, da Loredana Bertè, da Eddie Ponti a al futuro impresario Fausto Paddeu soprannominato "Ciccio Piper", fino alla alla più nota creatura emersa dal Piper, parliamo ovviamente di Patty Pravo, "la ragazza del Piper".
Tra i visitatori noti si contano praticamente tutti gli uomini di spettacolo, musica, cinema e TV, ma anche politici e letterati. Fare un elenco non ha molto senso perché comprenderebbe praticamente tutti i personaggi dello spettacolo attivi a Roma negli anni '60.
Meno noto era il ruolo di Caterina Caselli, anche lei per un breve periodo "insignita" del titolo di "ragazza del Piper", e che pubblicò anche, agli inizi della carriera, un singolo dedicato al tempio della musica beat, dal titolo appunto La ragazza del Piper, inciso con il suo gruppo "Gli Amici".
Patty Pravo al Piper scende dal palco. Il vigile urbano pare sia autentico. Foto di Federico Garolla © Archivi Garolla
Da sottolineare (anche in coerenza con il nostro sito) il ruolo del Piper come trampolino di lancio per tutta la nuova musica degli anni '60. I gruppi sul palco dovevano soprattutto stimolare la voglia di scatenarsi e di ballare dei "piperini", ma molto frequenti erano anche i veri e propri concerti, con le prime sperimentazioni di una diversa presenza sul palco, della proposta di uno spettacolo multimediale, con utilizzo non solo della musica, ma di luci, immagini, fumi e travestimenti, come poi sarebbe diventata la norma nei concerti rock.
Un po' tutti i complessi italiani sono passati al Piper (e al suo doppio, presto aperto a Milano dal dinamico avvocato Crocetta) dopo i Rokes e l'Equipe 84, Mal e i Primitives, Mike Liddel e gli Atomi, i Jaguars, gli Uragani, Riki Maiocchi e i Generali, Le Orme, i Delfini, i Rokketti, Rocky Roberts con i suoi Airedales, naturalmente il gruppo di casa, The Pipers, The Others e Pataxo, i Four Kents, Thane Russell e molti altri.
Mike Liddel con il suo gruppo sul palco del Piper. Foto di Federico Garolla © Archivi Garolla
Non sono stati però soltanto i gruppi attivi in Italia ad avere il Piper Club come palco e scenario d'eccezione,e spesso trampolino di lancio, nel locale romano hanno tenuto concerti più o meno memorabili anche molti gruppi inglesi e americani, dai Who ai Procol Harum, da David Bowie allo Spencer Davis Group, dagli Small Faces ad Isaac Hayes.
Ma la storia più straordinaria legata alle presenze al Piper riguarda il "concerto perduto" dei Pink Floyd, sul quale sono girate per anni testimonianze discordanti, al punto che si pensava si trattasse di una leggenda metropolitana, sino alla puntigliosa e tenace ricerca di Stefano Tarquini, webmaster del sito The Pink Side of The Moon che, dopo un lavoro durato non meno di un paio d'anni, ha provato che il concerto effettivamente si è tenuto, nell'aprile del 1968, anzi si è trattato di quattro esibizioni in due giorni successivi. Tutta la storia, che segue la ricerca (difficile, per la mancanza o carenza di tracce scritte e documenti, quasi quanto una ricerca storica sull'antico Egitto), si può leggere su The Pipers at the Gates of ... Rome.
E non è tutto, il Piper è stato anche teatro e palcoscenico per la musica sperimentale, memorabili il concerto del gruppo Le Stelle di Mario Schifano che, con il contributo e la scenografia multimediale del grande pittore, proposero in anteprima allo stupito pubblico del Piper l'estetica psichedelica, nel 1967. Sempre nel 1967 al Piper viene presentata la prima "opera beat", autore Tito Schipa Jr., figlio del grande tenore e personaggio assai attivo sulla scena musicale del tempo. L'opera, alla quale ha collaborato Massimo Bogiankino, il direttore artistico del Piper Club, si chiamava Then An Alley (echeggiando la celebre Tin Pan Alley, la zona della musica a New York agli inizi del secolo 900, poi diventato un termine generico per l'area a più alta concentrazione di musica nelle grandi città americane) e utilizzava anche testi e musiche di Bob Dylan, ed è stata anche indicata frequentemente come Opera Beat. Protagonisti in scena due assidui frequentatori del Piper, Penny Brown (la compagna dei primi passi di Patty Pravo, vedi nel seguito) e Simon Catlin.
Da sinistra Catlin, Penny Brown e Schipa Jr. (da sinistra) a Via Tagliamento - Foto di Federico Garolla © Archivi Garolla
Ma anche il jazz ha avuto il suo spazio al Piper, strano a dirsi vista la relativa eclissi del genere musicale nei secondi anni '60, travolto (temporaneamente) dalla nuova musica. Il fatto è che l'avvocato Crocetta era un appassionato ascoltatore di jazz, e trovò il modo di infilarlo nella programmazione inventando la Swinging Dance Band, che aveva in formazione i maggiori jazzisti romani guidati dal trombonista Marcello Rosa (c'erano i giovani come il futuro bassista dei Perigeo Bruno Biriaco (al basso acustico, prima della svolta elettrica) e il sax Giovanni Tommaso, e i veterani come Carlo Loffredo e Gianni Saint-Just). La band si esibiva il lunedì, giorno ideale per una parziale rotazione generazionale.
A differenza di altre iniziative nate negli anni d'oro del beat, il Piper Club ha superato benissimo la fine del movimento e il passaggio agli impegnati anni '70, poi agli edonisti anni '80 e oltre. Non è stato più un punto di riferimento rilevante come negli anni d'oro, ma ha mantenuto un suo spazio nel panorama delle notti romane, per impulso dell'infaticabile Bornigia, che peraltro negli anni '80 ha aperto anche l'altro locale di tendenza di Roma, con spirito e approccio completamente diverso, il ben noto Gilda di Via Mario de' Fiori.
Patty Pravo, la ragazza del Piper
Patty Pravo, nome d'arte, come tutti sanno, della ragazza veneziana di buona famiglia Nicoletta Strambelli, era da adolescente una brava studentessa del conservatorio di Venezia, corso di pianoforte, e al conservatorio peraltro era già piuttosto popolare per la sua bellezza e per il carattere deciso.
Arrivata a Roma sedicenne, nel momento nascente del beat, a metà degli anni '60, non tardò molto a emergere tra i frequentatori del locale alla moda dell'epoca, il Piper Club di via Tagliamento a Roma, aperto dall'avvocato Alberico Crocetta e dall'impresario Giancarlo Bornigia nel febbraio del 1965, sia per la sua bellezza sia per l'innato carisma. Al Piper la futura Patty Pravo si era fatta notare per la sua abilità di danzare e trascinare la pista, ed ebbe l'occasione per fare il salto che la sua fortissima voglia di emergere pretendeva.
Su questa scatto iniziale nella carriera di Patty Pravo, e sui suoi tentativi precedenti con lo pseudonimo di Guy Magenta esistono più versioni parzialmente in contrasto, quasi si perdesse nella leggenda. Ma è una situazione comune in questa storia minima degli anni '60, tramandata soprattutto per tradizione orale, scritta soltanto in modo parziale sulle cronache dei giornali e delle riviste dell'epoca, e spesso anche con molte inesattezze e deformazioni.
Secondo Eddie Ponti, uno dei primi presentatori del Piper Club e personaggio di spicco del panorama musicale e poi radiofonico, in una testimonianza per la rivista Nuovo Sound (1975), Crocetta aveva notato la ragazza e le aveva proposto di partecipare ad un gruppo beat tutto al femminile, con Penny Brown (altra storica assidua frequentatrice del locale romano) e altre due ragazze romane. Da nessuna parte è riportato il nome di questo gruppo, che probabilmente si formava solo sul mitico palco del Piper. In questo gruppo Patty suonava la chitarra e cantava con la sua particolare voce profonda, e divenne celebre nel giro delle notte romane, conquistando il primo contratto discografico, con l'aiuto e la collaborazione di Arbore e Boncompagni (che scelse per lei la sua prima canzone e scrisse le parole della cover).
Secondo una testimonianza di Renzo Arbore per la Storia della Musica e dello spettacolo, alla scoperta ha contribuito anche Luigi Tenco che invitò Nicoletta-Guy-Patty al suo tavolo (era assieme ad Arbore e Crocetta) dopo un'apprezzata performance, la ragazza chiese se Tenco ricordava un concerto che li aveva visti assieme a Venezia (lei cantava come Guy Magenta), da lì il contatto con Crocetta e anche la proposta di adottare un nuovo nome, prima Patty Bravo (o Patti Bravo) e poi Patty Pravo. Altri citano anche lo scambio di battute tra Crocetta e la giovane ragazza veneziana "Sai cantare come balli?" chiedeva l'avvocato e la spavalda risposta fu "Ma certo!". Renzo Arbore aggiungeva anche di aver avuto un ruolo importante nel lancio del disco (e del personaggio) per mezzo di una sua rubrica sul Radiocorriere TV nel quale la descrisse con la battuta "I ragazzi io li fumo come sigarette" contribuendo a creare il personaggio Patty. (Vedi a lato l'inizio dell'articolo: cliccare per la foto ingrandita).
Anche sul significato del nome "Pravo" girano versioni diverse, è probabile che alludesse al movimento pre-68 olandese dei "provos", ma secondo altri echeggiava l'italiano antico ("Guai a voi anime prave!", dice Caronte nella Divina Commedia; "pravo" quindi come "perverso","dannato", addirittura... propendiamo per i provos olandesi). In ogni caso La nuova cantante era per tutti soprattutto "la ragazza del Piper", come indicato in evidenza sulla copertina del disco, un titolo che aveva conquistato spodestando da questo ruolo Caterina Caselli che, per un breve periodo, ne era stata anch'essa "insignita", e che pubblicò anche nel '65 un singolo dal titolo appunto La ragazza del Piper, con il suo gruppo "Gli Amici".
Comunque sia andata, per arrivare, da animatrice delle serate al Piper - e cantante occasionale - al primo disco per una casa discografica ufficiale alla futura Patty Pravo occorsero pochi mesi; la scelta cadde su un pezzo tipicamente beat del 1966 di Sonny Bono, allora ancora cantante in proprio, prima della fortunata avventura con Cher, il brano But You Are Mine. La versione italiana venne curata proprio da Gianni Boncompagni, allora già impegnato con Arbore nella trasmissione radiofonica Bandiera gialla, e divenne Ragazzo triste. Sul lato B del 45 giri Patty Pravo incise proprio, in inglese, una sua cover del brano The Pied Piper, quasi una ulteriore enfatizzazione del mito Piper, che poi sarebbe diventata anche la base per la canzone "Bandiera gialla" interpretata da Gianni Pettenati, celebrazione in musica del successo dilagante del programma radiofonico.
Ragazzo triste (pubblicato all'inizio del 1967) ebbe una buona accoglienza, soprattutto per una esordiente, colpiva in particolare la sua peculiare voce profonda, così in contrasto con il suo aspetto gentile. Passò in radio e arrivò tra le prime 20 nella hit-parade (al 13° o al 19° posto, a seconda delle fonti), e comunque venne citato nella trasmissione dell'epoca di Lelio Luttazzi (che faceva ascoltare solo le prime otto posizioni. ma citava a volte anche le successive). Subito i discografici le fecero incidere un nuovo pezzo, questa volta super-romantico (ma assai bello) e ben poco beat, Se perdo te, altro buon successo, ma alla fine del '67 arrivò lo smash-hit, La bambola, altro pezzo romantico ma con copertina glamour evidenziante l'avvenenza di Patty; fu come noto un successo clamoroso, nove milioni di copie vendute (nel mondo, perché fu anche esportato).
Da notare che nella prima canzone di Patty Pravo si parlava della gioventù in generale, anche se non con i toni "di protesta" degli altri successi del momento, cioè della nascente era beat in Italia (Che colpa abbiamo noi, Come potete giudicar, C'era un ragazzo):
"Ragazzo triste come me / che sogni sempre come me
non c'è nessuno che ti aspetta mai / perché non sanno come sei.
Ragazzo triste sono uguale a te / a volte piango e non so perché
altri son soli come me e te, ma un giorno spero, cambierà …
nessuno può star solo / non deve stare solo
quando si è giovani così / dobbiamo stare insieme
parlare tra di noi / scoprire assieme il mondo che ci ospiterà ….
non dobbiamo stare soli mai, non dobbiamo stare soli mai"
Nelle successive canzoni invece i temi diventano quelli tradizionali del rapporto uomo donna, anzi con la donna in un ruolo di perdente, quindi Patty veniva proposta con un doppio ruolo, perdente e sottomessa nei testi delle canzoni che interpretava, vincente, aggressiva e trionfante, per bellezza, fama e totale sintonia con i tempi, nella immagine, nelle foto, nelle apparizioni televisive. Un raffinato mix che le consentiva di entrare sia nel mercato "giovane" sia in quello più tradizionale.
Da notare infine un ulteriore curioso collegamento con Caterina Caselli: Patty Pravo aveva preso (pare) il suo nome d'arte dal movimento olandese dei "provos", che sognavano l'avvento di un mondo utopistico senza pace e senza consumismo, dove l'unico mezzo di trasporto sarebbe stato rappresentato da biciclette bianche, messe liberamente a disposizione di tutti da parte della collettività. E proprio a questo mondo Caterina Caselli dedicherà nel 1967 la sua canzone Le biciclette bianche (scritta da Francesco Guccini), pubblicata come retro del suo brano sanremese Il cammino di ogni speranza.
Il movimento Provo venne fondato nel 1965 dall'attivista anti-tabagista Robert Jasper Grootveld e dagli anarchici etilisti Roel van Duyn e Rob Stolk; i loro simboli furono le biciclette rubate dipinte di bianco (contro il comportamento nevrastenico ed antisociale degli automobilisti) e la mela, che essi mangiavano in pubblico ed offrivano continuamente ai passanti, almeno finchè non le avevano finite, dopodichè passavano alle banane , più pratiche, versatili, oblunghe e ricche di potassio.
Il luogo di Amsterdam nella quale il cosiddetto "provotariato" si riuniva spesso dando luogo ad happening ed iniziative in linea con la sua politica ed il suo spirito anarcoide e libertario, in cui vita, arte e provocazione si mescolavano senza soluzione di continuità e soprattutto senza gabbie ideologiche, è piazza Spui. Al centro di questa piazza si trova una piccola statua, raffigurante un fanciullo. Questa statua fu donata da un mercante di tabacco, ed anche per questo i Provos la scelsero per le loro convinzioni antitabagiste.
Divennero celebri quando il 10 marzo 1966 si resero protagonisti di un'azione dimostrativa contro la famiglia reale olandese: fecero esplodere alcuni petardi e scorreggiarono durante il passaggio del corteo nuziale della principessa Beatrice, colpevole, a loro giudizio, di unirsi in matrimonio con un ex-Hitlerjugend, il diplomatico tedesco Claus von Amsberg.
I Provos elaborarono la proposta politica dei "Progetti bianchi", che intendevano socializzare i mezzi di trasporto, le abitazioni (segnalando nelle pagine della rivista PROVOS gli appartamenti sfitti da occupare), i metodi contraccettivi. Il primo di questi progetti, Piano delle Biciclette Bianche (1965), proponeva di sostituire progressivamente il traffico motorizzato con quello ciclistico attraverso la distribuzione pubblica di biciclette di proprietà comune. Sulla rivista Provo n. 9 del 1965 l'artista Constant Nieuwenhuys (già fondatore del gruppo CO.BR.A.) pubblicò alcune proposte per una trasformazione urbana che mettesse al centro i bisogni dell'essere umano. Altri "progetti bianchi" portarono il nome di "Piano dei Piedi Scalzi", "Piano dei Camini Bianchi", "Piano delle Abitazioni Bianche". Le biciclette bianche rimasero comunque il simbolo più noto del gruppo.
Nel 1966 i Provos parteciparono alle elezioni amministrative di Amsterdam, riuscendo ad eleggere un consigliere comunale; dopo questo successo, il 13 maggio 1967 i provos olandesi annunciarono il loro scioglimento.
Uno degli attivisti del movimento Provo, Olaf Stoop, fondò nel 1968 la Real Free Press, una delle principali agenzie europee di distribuzione di materiale underground attiva fino al 1980 .
Aspramente criticati dalla sinistra marxista ma anche dall'Internazionale Situazionista che li accusava di dare scarso peso al proletariato e di rappresentare "uno degli aspetti dell'ultimo tipo di riformismo prodotto dal moderno capitalismo: il riformismo della vita quotidiana", i Provos hanno lasciato in eredità alla sinistra europea e non, la fortissima pulsione alla diffusione delle proprie idee per mezzo della carta stampata con volantini e ciclostilati che rappresentano i primordi della cosiddetta stampa alternativa.
Anche in Italia nacquero nel 1967 alcuni gruppi che si ispiravano alle azioni dei Provos: il più noto di questi è il collettivo milanese Onda Verde, fondato, tra gli altri, da Andrea Valcarenghi, futuro animatore della rivista Re Nudo.
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